martedì 10 agosto 2010

La povertà infantile può avere effetti dannosi sul cervello?


Studi attualmente emergenti negli Stati Uniti stanno dimostrando che crescere in una famiglia a basso reddito può avere un impatto diretto sull'organizzazione e la funzionalità del cervello. Sono stati infatti riscontrate, nei bambini cresciuti in famiglie povere, difficoltà nella formazione di alcuni ricordi e nella focalizzazione dell'attenzione, ipersensibilità allo stress, nonché problemi nell’approccio alla gratificazione. Sembra, tuttavia, che un’educazione accorata e l’affetto dei genitori possa contrastare molti degli effetti negativi derivanti dalla condizione di povertà della famiglia.
In un recente progetto di ricerca, Martha Farah e i colleghi della University of Pennsylvania (http://www.neuroethics.upenn.edu/) hanno scoperto che gli alunni di un asilo provenienti da famiglie a basso reddito mostrano, rispetto ai bambini della classe medio-alta, funzioni impoverite nelle parti del cervello coinvolte nelle attività di lettura, linguaggio e "controllo esecutivo." Il controllo esecutivo comprende competenze quali la memoria di lavoro (ad es. ricordare un numero di telefono componendolo correttamente a distanza di tempo) e la capacità di reprimere i comportamenti impulsivi (ad es. rispondendo a una provocazione con calma e verbalmente, invece di scagliarsi con rabbia contro l’interlocutore).
Per evitare pregiudizi di tipo razziale, il gruppo della prof.ssa Farah ha analizzato solo bambini afro-americani provenienti da famiglie sia povere che borghesi, e una delle conclusioni è stata che alcune delle maggiori difficoltà presenti nei bambini con problemi economici, come ad esempio la difficoltà di concentrazione, sembrano avere una forte componente ambientale. Nel lungo periodo, l'incapacità di gestire le distrazioni potrebbe causare ulteriori e più profondi problemi. Il valore della salute fisica e mentale, dell’istruzione ricevuta e della capacità di focalizzare l’attenzione è oggi fondamentale nella nostra società, e la concentrazione e le abilità linguistiche sono necessarie per poter avere successo.
La povertà infantile può anche avere effetti duraturi sul cervello.
In un altro recente studio condotto dal ricercatore Peter Gianaros, dell'Università di Pittsburgh (pmbcii.psy.cmu.edu/) è emerso che gli studenti dei primi due anni di università provenienti da famiglie di basso livello nella scala socio-economica sono più propensi ad avere forti reazioni emotive guardando fotografie di volti minacciosi rispetto a studenti provenienti da famiglie ricche.
Il compito è stato eseguito in concomitanza con l’analisi cerebrale dei soggetti, effettuata con uno scanner per la risonanza magnetica funzionale, al fine di identificare le parti del cervello maggiormente attive durante l’esperimento. Ebbene, gli studenti di basso livello socio-economico hanno mostrato una incrementata attività nell'amigdala, la parte del cervello che maggiormente elabora le emozioni negative e lo stress. In un secondo studio, il team del Dr. Gianaros ha appurato che gli studenti provenienti da contesti socioeconomici più bassi avrebbero anche meno tessuto cerebrale nella corteccia cingolata anteriore, una delle regioni frontali del cervello che controlla gli impulsi emotivi.
Ovviamente l’esperienza insegna che anche nelle famiglie molto povere, alcuni bambini sono molto più resistenti di altri (lo indicano anche studi condotti dal dott. Mezzacappa e del dott. John Buckner di Boston): ottengono migliori risultati a scuola, si rapportano bene con i loro coetanei e sono molto meno propensi a mettersi nei guai.
Quello che attualmente i ricercatori vogliono dimostrare, comunque, è che gli effetti negativi di un contesto socioculturale degradato può avere effetti non solo sul comportamento a breve termine dei bambini, ma anche a lungo termine, con importanti conseguenze sulla loro funzionalità cerebrale. Il nostro cervello, infatti, non è fisso, stabile, ma è dotato di enorme plasticità ed è in continua evoluzione, assorbendo elementi dall’ambiente circostante ad un livello che lascia sempre più stupiti.

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