martedì 28 settembre 2010

Che fine ha fatto la polipillola?


Innanziutto, cos'é la polipillola? Come dice il nome, trattasi di più pillole in una sola pillola.
L'idea di combinare più pillole in una non è nuova. Per le malattie cardiovascolari, per esempio, pillole che combinano aspirina e atenololo (un beta-bloccante) esistono da decenni, note con il nome -un po' funghesco- di "aspololo". Anche in altre aree cliniche combinazioni di dosi fisse di più farmaci sono all'ordine del giorno, come per esempio combinazioni di farmaci antitubercolosi e retrovirali anti HIV/AIDS.
Nel 2001 due organizzazioni molto potenti nel campo della salute pubblica, il Wellcome Trust britannico e la World Health Organisation, si sono trovate per discutere il concetto della polipillola. Questo concetto però non ha preso veramente piede fino al 2003, quando Wald e Law hanno pubblicato nel British Medical Journal un articolo in cui coniavano il termine, che ha sicuramente avuto più successo del suo predecessore "aspololo" (Wald NJ, Law MR, A strategy to reduce cardiovascular disease by more than 80%, BMJ 2003).
Nello stesso articolo, Wald e Law proponevano il termine "polipillola" per indicare una combinazione di cinque ingredienti farmacologicamente attivi (aspirina, una statina per diminuire il colestero, tre farmaci per diminuire la pressione arteriosa, più acido folico) che sono in uso da decenni contro le malattie cardiovascolari, con l'obiettivo di proporla a tutte le persone dopo i 55 anni di età (stiamo parlando dell'Occidente, Europa e USA) indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio. Secondo Wald e Law, l'utilizzo su larga scala della polipillola, da sola, indipendentemente da cambiamenti negli stili di vita o da altre variabili, avrebbe ridotto l'incidenza di eventi cardiovascolari dell'80 %.
Cos'è successo alla polipillola e alle sue grandi promesse in termini di prevenzione e di un restyling sostanziale delle policy in campo di salute pubblica, dal 2001 a oggi?
Non molto. O almeno, non molto fino all'ultimo paio d'anni.
Nel 2009 infatti, un articolo apparso sulla prestigiosa rivista medica Lancet (potete leggere l'articolo divulgativo che ne parla, pubblicato su BBC news online, qui: http://news.bbc.co.uk/2/hi/7971456.stm) mostrava come uno studio clinico effettuato in India fosse sicuro e ben tollerato in un largo numero di soggetti. Lo studio clinico indiano aveva arruolato infatti 2,053 individui sani, ma accomunati da un fattore di rischio per malattie cardiovascolari, come alta pressione arteriosa o l'essere fumatori di lunga data, e dimostrava che la combinazione dei cinque principi attivi in una sola pillola ha lo stesso effetto di quello esercitato da ogni singolo principio attivo preso separatamente. Tra gli altri effetti dello studio, a parte questa dimostrazione di "proof of principle" (di principio) e della sicurezza della polipillola, sono state determinate anche una riduzione della pressione arteriosa e della colesterolemia.
Un altro studio, sponsorizzato questa volta dall'Imperial College di Londra, sta attualmente reclutando pazienti (non soggetti sani, a differenza del trial indiano). Lo studio clinico, di fase III, si chiama "UMPIRE", acrononimo per "Use of a Multidrug Pill In Reducing Cardiovascular Events", e si compone di due "braccia" (arms): una che somministra ai pazienti la polipillola, l'altra che somministra i farmaci usuali assunti dai pazienti per diminuire il rischio cardiovascolare. Ulteriori dettagli dello studio si possono trovare sul bel blog tenuto da Susan Boseley su questioni di salute globale sul Guardian (http://www.guardian.co.uk/society/sarah-boseley-global-health/2010/may/17/heart-attack-stroke-prevention) o sul sito stesso del trial clinico: http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01057537?term=umpire&rank=1. Altri studi clinici sono attualmente attivi in Australia e Nuova Zelanda.
A breve termine quindi sapremo i risultati di questi studi di fase III, che se positivi come le aspettative fanno credere, potrebbero quindi preludere all'immissione della polipillola sul mercato. Alcune voci restano però scettiche, come per esempio quella di Mike Rich, della Associazione per la Pressione Arteriosa Britannica, secondo cui è meglio mangiare sano e fare esercizio fisico (modi dimostrati per diminuire la pressione arteriosa e non solo, visto che conferiscono anche molti altri benefici per la salute) invece che prendere una semplice pillola, come se fosse una panacea a tutti i nostri mali o a errati stili di vita.
E voi, che ne pensate? se fosse disponibile sul mercato, preferireste prendere una polipillola tutte le mattine a colazione, o farvi un'ora al giorno di sudate in palestra, stando attenti alla dieta? O entrambe le cose? e questo discorso potrebbe essere valido nei paesi in via di sviluppo?

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