mercoledì 3 novembre 2010

Il dibattito scientifico alla luce di un’etica dell’utile


Riflettendo sul disappunto del prelato Ignacio Carrasco De Paula rivolto ai saggi del Karolinska per l’assegnazione del Nobel per la Medicina al padre dell’inseminazione artificiale, Robert Edwards, colpevole di aver introdotto il mercato degli ovociti e causato il congelamento di numerosi embrioni che hanno un’altra probabilità di trovare la morte nell’ecobox, non posso fare a meno di domandarmi quale sia il principio bioetico a cui si riferisce il pensiero cattolico.
Ragionando sulle posizioni della Chiesa in relazione alle tematiche bioetiche mi sono resa conto che non tutti gli interventi artificiali dell’uomo sulla vita sono da essa avversati.
Basti pensare all’espianto d’organi, che è procedura difesa dalla Chiesa in quanto utile a salvare vite. Chi subisce espianto è biologicamente ancora vivo, in quanto, affinchè gli organi possano funzionare nel nuovo corpo non deve essere iniziato nessun processo di necrosi e la fine naturale, in questo caso, sarebbe attendere che la morte cerebrale avanzi fino a comportare l’arresto cardiaco e l’inizio della necrosi cellulare in tutti gli organi.
Inoltre il donatore è un soggetto formato che, rispetto ad un embrione, vanta un suo significato biografico in quanto ha degli affetti ed un ruolo sociale che, con la sua morte, si interrompono e lasciano un vuoto che è ben più grande di quello che può provocare un embrione smaltito.
Tuttavia per il pensiero cattolico nulla da obiettare: è accettabile manipolare la vita umana per dare organi a qualcun altro, che Dio ha in precedenza candidato alla malattia e forse alla morte, così come bisogna impiegare tutti gli strumenti della medicina per protrarre ad oltranza vite che hanno significato unicamente vegetativo e non biografico, ma non è accettabile usare tutti gli strumenti di cui dispone la scienza per mettere al mondo nuove vite sane, che non sono il risultato della morte di qualcun altro e riempiono di gioia la vita di chi le crescerà.
Del resto, se la scienza dovesse agire rispettando i processi naturali nella loro totalità, non potrebbe fare altro che smettere di operare, in quanto il percorso naturale di ogni malattia è la progressione fino all’esito infausto: la natura creata da Dio procede in questa direzione e consentire agli strumenti scientifici di agire solo in determinati ambiti non certo più eticamente giustificabili di altri non è altro che fonte di contraddizioni a livello filosofico e di disorientamento di un’opinione pubblica assai confusa in relazione a queste tematiche.
Il risultato di questo atteggiamento ambivalente del pensiero cattolico conduce a situazioni di utilitarismo etico, soprattutto tra coloro che si dichiarano cattolici praticanti e criticano aspramente il padre della fecondazione sull’onda di quanto dichiarato dalla Santa Sede, ma, quando poi l’infertilità li minaccia, non stentano a prendere aerei per Barcellona con il rosario stretto in mano per ricorrere ad una fecondazione eterologa e, al rientro in Italia, riempiono la loro chiesa di candele per attribuire al Signore il miracolo compiuto dallo zelo degli scienziati.
Le tematiche dibattute non fanno che sottolineare quanto possano essere fuorvianti certi interventi direttivi e normativi nel dibattito bioetico contemporaneo: il ruolo importante delle istituzioni religiose, a mio parere, dovrebbe essere proprio di chiarificazione e di agevolazione del dibattito su queste tematiche a micro livello, dove le persone spesso non hanno gli strumenti per comprendere le argomentazioni scientifiche e riflettere su di esse, senza assumere posizioni rigide o criticare secondo un’etica utilitarista, che porta a salvare quello che serve dopo averlo condannato o a sollevare l’intervento utile da ogni condanna.

1 commenti:

  1. In realtà la bioetica del Vaticano non è a mio avviso auto-contraddittoria.
    Il suo vero problema è che si basa su assiomi accolti in modo fideistico.
    Il pensiero bioetico della CCAR si basa su una serie di dogmi, di cui due sono rilevanti qui.
    Il primo è la visione della morte come male assoluto e anti-umano. Se la natura è morte, il cattolicesimo romano contrasta la natura senza alcun scrupolo. Del resto l'uomo è l'amministratore del creato per conto di Dio.
    Il secondo è che la persona umana comincia con il concepimento. Questo dogma si scontra con l'embriologia, perché embrioni prima della gastrulazione possono fondersi in uno solo. L'esemplare di H sapiens che ne risulta è due persone? Una persona è morta nella fusione? Se sì, quale? ecc
    In ogni caso i dogmi sono questi.
    Sulla soglia della morte la CCAR ha, come hai fatto giustamente notare, una posizione pragmatica: di fronte alla possibilità di curare i malati bisognosi di trapianto e di posticiparne la morte, preferisce aderire (de facto) al criterio di Harvard (storicamente creato ad hoc per consentire il trapianto) della "whole brain death". Ma questa è una contraddizione con la dignità della vita e con il contrasto alla morte? Non mi è molto chiaro che eventualmente lo sia.
    Sul resto, però, la consequenzialità del ragionamento cattolico è stringente.
    Nessun embrione può essere distrutto, quindi niente PGD e niente aborto - neanche in caso di violenza sessuale.
    Nessuna procreazione fuori dal matrimonio, quindi niente fecondazione eterologa e surrogacy.
    I pazienti che hanno abbastanza funzionalità del tronco encefalico da far funzionare polmoni e cuore vanno alimentati e idratati. Le macchine vanno sempre tenute accese, perché la morte è il massimo male.
    Non ci vedo alcuna contraddizione.
    Peccato che gli assiomi da cui tutto ciò parte siano ampiamente contestabili...
    Su tutto ciò consiglio G. Fornero, "Bioetica cattolica e bioetica laica", Bruno Mondadori.

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