A seguito di uno studio condotto dallo IEO (Istituto Europeo di Oncologia) su un vasto campione di forti fumatori, Umberto Veronesi ha annunciato oggi (25 novembre 2010) che la TAC spirale è in grado di individuare il tumore al polmone in stadi molto precoci, e dunque operabili con ottime prospettive in termini di prognosi per il paziente (http://www.repubblica.it/salute/medicina/2010/11/25/news/tumori_polmone_tac_spirale_dimezza_mortalit-9501468/?ref=HRER2-1)
Assieme al risultato scientifico, Veronesi ha annunciato l’intenzione di proporre che lo sia il Servizio Sanitario Nazionale a pagare per queste (piuttosto costose) campagne di screening precoce, come già avviene per il PAP test (cancro ovarico) e la mammografia (cancro al seno).
Al di là della sostenibilità economica di tale interessante iniziativa, due questioni etiche si pongono alla nostra attenzione.
1) Essendo i soggetti interessati dei fumatori accaniti, quanto è giustificato che debba essere la società nel suo complesso ad accollarsi gli oneri diagnostici per un fattore di rischio che quei soggetti potrebbero tranquillamente evitare?
2) Il PAP test e la mammografia non distinguono tra soggetti maggiormente a rischio e persone meno esposte alla possibilità di contrarre tumore alle ovaie e/o al seno. Il motivo per cui la TAC spirale dovrebbe invece essere praticata solo ai fumatori più incalliti risiede nel fatto che tale test diagnostico è molto costoso. Il costo di accesso ad una pratica medica però non è un buon argomento morale per escludere i non fumatori dai possibili benefici di un uno screening che potrebbe salvargli la vita. A meno che non sia dimostrato che il rischio di contrarre tumore al polmone per i non fumatori è irrisorio, sembra legittimo per i non fumatori richiedere anche per sé la TAC spirale gratuita (magari con frequenza minore rispetto ai fumatori). Del resto limitare il servizio diagnostico ai fumatori sembra premiare un comportamento irresponsabile e punire (attraverso le tasse e la spesa eventualmente da sostenere in proprio) i cittadini che scelgono di astenersi da un comportamento notoriamente rischioso.
Queste due questioni sorgono, come accade spesso, dall’incontro tra le odierne esigenze di cura e le più avanzate tecnologie mediche. Spero che questo i lettori di questo blog vorranno intervenire e dire la loro sull’argomento.
Grief or Depression: the boundaries of illness?
5 giorni fa
E quanto costa alla società curare un tumore ai polmoni in stato avanzato? Meno o più della Tac spirale? E che dire allora di coloro che mettono in atto comportamenti stressanti (magari per avidità) e che poi hanno l'infarto? Anche gli esami prescritti a questi cittadini potrebbero essere considerati premianti per un comportamento irresponsabile. Non parliamo poi dei golosi grassi o, peggio, obesi. A questo punto, con il Suo ragionamento, non facciamo più prevenzione in Italia per i soggetti che non hanno comportamenti virtuosi. Per i virtuosi, invece, la prevenzione non serve perchè sono virtuosi. Quindi, chiudiamo i laboratori, mandiamo a casa qualche migliaio di medici e chi s'è visto s'è visto.
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