
Un articolo pubblicato la scorsa settimana da The Journal of American Medical Association sta suscitando notevoli reazionida parte della comunita’ scientifica e della stampa americana, e avra’ presto risonanza anche in ambito europeo.
La ricerca, condotta da un team di scienziati del National Institute of Health (NIH)e guidato dalla Dr. Nora D. Volkov, mostra come i segnali di radiofrequenza emessi dai telefoni cellulari possano alterare l’attivita’ cerebrale.
Svariati studi erano gia’ stati pubblicati in materia, con l’obiettivo di chiarire se le onde dei celluari potessero incrementare le possibilita’ di sviluppare tumori cerebrali e i risultati erano sempre stati piuttosto rassicuranti. La novita’, tuttavia, sta ora nell’uso di brain scans, e in particolare della PET (tomografia ad emissione di positroni) per misurare direttamente come le radiazioni elettromagnetiche emesse dai telefoni cellulari impattino sull’attivita’ cerebrale. L’esperimento ha previsto due successive sessioni di analisi di 50 minuti ciascuna: durante la prima il telefono e’ rimasto spento, mentre durante la seconda e’ stato acceso, in modalita’ silenziosa per evitare stimolazioni cerebrali di tipo uditivo. Ebbene, il telefono spento non ha provocato alcun tipo di reazione del metabolismo cerebrale, mentre quello acceso ha provocato un incremento del 7% dell’attivita’ della parte del cervello vicina all’antenna. Il risultato viene definito statisticamente molto rilevante, perche’ non e’ associabile al calore emesso dall’apparecchio, in quanto la parte del cervello attivatasi risulta solo quella vicina all’antenna e non quella adiacente al punto in cui il telefono tocca la testa.
Se da un lato le radiazioni dei telefoni cellulari sono ancora considerate troppo deboli per poter provocare tumori, dall’altro si puo’ oggi appronfondire la ricerca su un potenziale effetto negativo della stimolazione artificiale ripetuta negli anni alle nostre normali funzioni cerebrali.
Se il potenziale rischioso dei telefoni cellulari a cui ormai non sappiamo piu’ rinunciare e’ ancora in via di chiarimento, questa nuova scoperta potrebbe aprire la via anche a nuovi ulteriori e utilizzi di questo tipo di onde elettromagnetiche con finalita’ terapeutiche.
0 commenti:
Posta un commento